Falsi anglicismi in italiano, espressioni inglesi che nessun inglese userebbe

In italiano usiamo diverse espressioni inglesi, senza sapere che molte di esse, in realtà, in inglese non esistono. Vediamo insieme i falsi anglicismi più diffusi in italiano.
Falsi anglicismi in italiano, espressioni inglesi che nessun inglese userebbe

Anche se spesso lo facciamo senza saperlo o senza rendercene conto, in italiano usiamo diversi falsi anglicismi, ovvero diverse parole che sembrano inglesi, ma che in realtà in inglese non esistono e che quindi nessun madrelingua userebbe mai.

Si tratta di un fenomeno diverso da quello dei falsi amici, di cui vi abbiamo già parlato in questo articolo.

Vi confesso che quando mi è stato detto che queste espressioni non esistono in inglese, ho fatto fatica a crederci e ho voluto cercare prove e controprove (e le ho trovate). Ma passiamo subito agli esempi concreti. Spoiler: d’ora in poi guarderete queste espressioni apparentemente molto cool sotto tutta un’altra luce.

Sport

In italiano usiamo svariati falsi anglicismi relativi al mondo dello sport. Ad esempio, “footing”, a dirla tutta, è una parola ben più italiana che inglese. Sono certa, infatti, che se parlerete di andare a fare footing, vi capirete solo tra italiani, mentre un inglese rimarrà molto perplesso e non capirà che l’attività a cui volete dedicarvi è quella che lui chiama jogging. Un altro esempio è quello di autogoal: nemmeno questo termine esiste nel vocabolario inglese, in cui troverete invece la voce own goal.

In inglese, inoltre, colui che si occupa di allenamenti, formazioni e cambi non è assolutamente il “mister”, bensì il coach o il trainer. Infatti, sebbene mister sia una parola inglese, i madrelingua la usano solo ed esclusivamente per riferirsi ad un generico “signore”.

“Recordman”, “recordwoman” e “minibasket” sono parole che forse (ribadisco: forse) gli inglesi potrebbero capire, ma è invece sicuro che non si tratta di parole che sentirete uscire dalla loro bocca. Potrebbero, semmai, parlarvi di record holders e di biddy basketball.

Ma tenetevi forti perché il meglio deve ancora arrivare: anche bomber è un’invenzione tutta italiana (una delle mie preferite, devo confessarvi, soprattutto per il tono ironico con cui molti giovani oggi lo usano anche al di fuori dell’ambito sportivo). In inglese si parla invece di striker o top goal-scorer.

Beauty e abbigliamento

Anche il mondo beauty conta diversi falsi anglicismi in italiano. Ad esempio, il beauty case non esiste in inglese (si parla, invece, di washbag nel Regno Unito e di toiletry bag o vanity case negli States).

Il termine “rimmel”, oramai, non si usa più di tanto in italiano, ma sicuramente lo usiamo (o l’abbiamo usato) più noi dei madrelingua inglesi, per i quali questo magico cosmetico si è sempre e solo chiamato mascara, nonostante “Rimmel” sia proprio il nome di un brand londinese.

“K-Way” è invece un marchio francese, il cui nome, molto English-sounding, è per noi diventato un vero e proprio sinonimo di “impermeabile”. Ebbene sì: nessuno parla di “K-Way” nei Paesi anglofoni, dove si usa invece l’espressione rain jacket. Altro marchio registrato che vi sconsiglio di usare come se fosse un sostantivo inglese è “Autogrill”, ovvero motorway restaurant. A proposito: anche “autostop” è una parola esclusivamente italiana e hitchhiking è il suo corrispettivo inglese.

Ma torniamo al mondo del beauty e dell’abbigliamento: il nostro diffusissimo “smoking” in inglese non è altro che il tuxedo, mentre smoking è semplicemente il gerundio del verbo to smoke, “fumare” (capite l’abisso…). Pare però che l’origine di questo termine sia effettivamente inglese e risalga al 1800, quando gli uomini indossavano una cosiddetta smoking jacket nelle stanze per fumatori cosicché non rimanesse alcun odore sui loro abiti.

Infine, il “golf” italiano si chiama jumper in British English e pullover in American English, mentre i nostri “slip” in inglese sono noti come underpants.

Altri falsi anglicismi in italiano

Vi lascio con un’ultima carrellata di fasi anglicismi in italiano che sono ormai diventati per noi parole di uso comune.

“Water” (pronunciato, alla nostra maniera, /vater/) in inglese non vuol dire nulla (come ben saprete però, se pronunciato diversamente, “water” può voler dire “acqua” o “annaffiare”). Il wc, comunque, in inglese si chiama water closet o toilet bowl.

“Box” in inglese significa “scatola”, quindi se parlerete di “box” o di “box auto” intendendo il posto in cui lasciate la vostra vettura, nessun madrelingua vi capirà. Meglio optare per il caro, vecchio e internazionale garage.

Inoltre, ogni maestra delle elementari piange quando sente parlare di “pullman” in inglese. Eppure, il signor George Mortimer Pullman era proprio statunitense. Fatto sta che noi in Italia usiamo il termine pullman, mentre negli Stati Uniti (e in tutte le altre zone anglofone del mondo) si usano le parole bus e coach.

“Telefilm” e “bloc- notes” sono altre due espressioni super italiane, facilmente sostituibili in inglese con TV series e notepad o scratchpad.

Vi ricordo, infine, che se è vero che esistono molti falsi anglicismi in italiano, è vero anche che esistono altrettanti anglicismi autentici, ovvero parole ed espressioni inglesi usate allo stesso modo sia dagli italiani, sia dai madrelingua inglesi. Per non parlare del fenomeno contrario: quello che riguarda la diffusione di diverse parole italiane all’estero.

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Valeria Visciglia
Valeria Visciglia è una studentessa ed ex ballerina nata a Torino. Dopo essersi diplomata con una tesina sul cervello poliglotta, si è iscritta alla facoltà di Scienze della Mediazione Linguistica. I suoi interessi includono scrivere, frequentare concerti, coccolare gatti, prendere aerei e cercare di capire qual è la sua lingua preferita.
Valeria Visciglia è una studentessa ed ex ballerina nata a Torino. Dopo essersi diplomata con una tesina sul cervello poliglotta, si è iscritta alla facoltà di Scienze della Mediazione Linguistica. I suoi interessi includono scrivere, frequentare concerti, coccolare gatti, prendere aerei e cercare di capire qual è la sua lingua preferita.

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