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Le parole che il fascismo non tollerava

Come il regime fascista manipolò l’uso della lingua italiana, escludendo ogni termine straniero e introducendo con la forza la cosiddetta “italianizzazione”.
Le parole che il fascismo non tollerava

L’Italia fascista era estremamente orgogliosa, patriottica, autoritaria e nazionalista. Si fondava, tra le altre cose, sul desiderio di unificare e centralizzare la lingua italiana, per rafforzare l’identità nazionale, la centralità dello stato, il potere della propaganda e anche il consenso popolare, eliminando regionalismi e individualismi. Questa politica linguistica fu anche fondamentale nell’instillare l’odio antisemita che portò alla deportazione di migliaia di persone, dal momento che il suo scopo era quello di creare un fortissimo orgoglio nazionale che portasse a odiare tutto ciò che non era ‘italiano’. Nel 1923, il regime intraprese una politica di italianizzazione forzata nei confronti della comunità slovena a Gorizia, Trieste, Pola e Zara, che venne velocemente estesa a tutto il paese.

In alcuni casi fu una imposizione violenta, a tratti grottesca, volta a eliminare forestierismi e a creare termini che caddero in disuso con la caduta del regime e la liberazione da parte degli Alleati, come l’assurdo “bevanda arlecchina” per i cocktail. In altri casi, invece, portò a cambiamenti tutt’ora presenti nella lingua italiana contemporanea, come nell’esempio del popolarissimo “tramezzino”. Furono attuati cambiamenti drastici, con numerosi provvedimenti e leggi che imposero l’italianizzazione dei nomi propri, della toponomastica, di sport, celebrità, bevande e qualsiasi nome con un’eco vagamente straniera.

“Basta con gli usi e costumi dell’Italia umbertina, con le ridicole scimmiottature delle usanze straniere. Dobbiamo ritornare alla nostra tradizione, dobbiamo rinnegare, respingere le varie mode di Parigi, o di Londra, o d’America. Se mai, dovranno essere gli altri popoli a guardare noi, come guardarono a Roma o all’Italia del Rinascimento… Basta con gli abiti da società, coi tubi da stufa, le code, i pantaloni cascanti, i colletti duri, le parole ostrogote”
(Il costume da Il Popolo d’Italia del 10 luglio 1938)

Storia dell’italianizzazione in epoca fascista

La censura

Innanzitutto è opportuno rimarcare il ruolo fondamentale giocato dalla censura, proprio come nel caso della Germania nazista. La sorte peggiore toccò ai giornali in lingua diversa da quella italiana e alle scuole bilingui che furono costretti a chiudere, come nel caso del giornale tirolese Der Tiroler. Nei casi migliori venne invece imposto l’italiano come lingua unica, mentre testate e case editrici in lingua italiana vennero praticamente costrette a evitare parole straniere e a preferire i corrispondenti italiani o, quantomeno, italianizzati.

Numerosi intellettuali appoggiarono la politica di italianizzazione e la rigida censura, tra cui spiccano Gabriele D’Annunzio e Giovanni Gentile, quest’ultimo direttore scientifico della prima edizione (fascista) dell’Enciclopedia Italiana nel 1925.

L’italianizzazione dei cognomi

Uno dei cambiamenti forse più radicali, dato che ha consequenze ancora oggi, fu l’italianizzazione dei cognomi di origine straniera, comuni nelle zone di confine. Il caso più eclatante è quello della provincia di Trieste, dove vennero italianizzati ben 100.000 cognomi di origine slovena e croata. Nomi sloveni come Vodopivec diventarono Bevilacqua, Rusovič divenne Russo, Krizman divenne Crismani, Stokavaz divenne Fossati, e così via. Il motore di ricerca bora.la permette oggi ai triestini di scoprire la forma originale dei propri cognomi.

Lo stesso processo avvenne a cognomi tedescofoni in zone confinanti con l’Austria o con la Svizzera, specialmente in Trentino Alto Adige, dove nomi come Kostner, Gruber, Messner e Kompatscher divennero, rispettivamente, Costa, Dallafossa/Fossari, Monego/Sagrestani/Dallamessa e Campacci. Nel 1939, addirittura, con l’Accordo delle Opzioni in Alto Adige, Hitler e Mussolini concordarono che i cittadini di lingua tedesca residenti nella provincia potessero decidere se emigrare in Germania, in Crimea (annessa dal regime nazista), oppure rimanere in Italia e accettare la completa italianizzazione. Se fosse nata all’epoca, la celebre giornalista Dietlinde (detta Lilli) Gruber sarebbe stata chiamata Teodolinda Dalla Fossa o Fossolari.

Leggi apposite imposero l’italianizzazione d’ufficio (chiamata “restituzione”) di un cognome di presunta origine italiana, senza informare o richiedere l’approvazione del malcapitato di turno. Se il cognome era chiaramente straniero, invece, l’italianizzazione, chiamata “riduzione”, era fortemente raccomandata, magari sotto minaccia, ma non obbligatori. Un cognome straniero, in alcuni casi, poteva rovinare o bloccare la carriera.

I personaggi storici

La fama non bastò a salvare anche i personaggi storici o di spicco dell’epoca dalla rigida opera di italianizzazione. Churchill diventò Ciorcil, Louis Armstrong venne italianizzato nell’improbabile Luigi Braccioforte, Mary Stuart in Maria Stuarda. L’italianizzazione di René Descartes in Renato Cartesio continua a instillare dubbi nei giovani studenti ancora oggi, e molti li confondono per due persone diverse. Almeno il nome di battesimo, inoltre, veniva sempre italianizzato, come in Carlo Marx o Giorgio Washington.

L’italianizzazione dei toponimi

Il cambio dei toponimi per ragioni politiche non è certamente un fenomeno solo italiano. Durante l’epoca fascista, l’italianizzazione dei nomi di paesi riguardò in maniera massiccia le province dell’Alto Adige, del Piemonte e della Valle d’Aosta. Nel primo, i nomi di origine tedesca, cioè la stragrande maggioranza, vennero trasformati e italianizzati da Ettore Tolomei, redattore del “Prontuario dei nomi locali dell’Alto Adige”, adottato con un decreto regio nel 1923. Si consolidò l’uso, preesistente, di nomi italiani come Bolzano per Bozen, mentre vennero italianizzati nomi ladini e tedeschi, come Gherdëina in Gardena, Kiens in Chienes, Hafling in Avelengo, Innichen in San Candido, e così via, che rimasero anche dopo la caduta del regime.

In Piemonte e Valle d’Aosta, invece, i nomi di origine francese vennero italianizzati e in molti casi, ma non in tutti, ripresi dopo la caduta del regime. In Alto Adige, ad esempio, Sterzing diventò Vipiteno, Ahrntal diventò Valle Aurina, Morgex diventò addirittura Valdigna d’Aosta. In Piemonte, invece, Oulx e Sauze D’oulx diventarono Oulzio e Salice d’Oulzio, Venaus diventò Venalzio, Sestrières diventò Sestriere e così via.

Lo stesso avvene nella Venezia Giulia, con Sv. Petar na Krasu italianizzato in San Pietro del Carso, Postojna/Adelsberg in Postumia, Illirska Bistrica in Bisterza. In Friuli, il paese di “Pasian Schiavonesco” fu rinominato Basiliano per celare di essere stato colonizzato in passato da popolazioni slave. Anche in provincia di Trieste ci fu qualche modifica, con, ad esempio, Dolina che divenne San Dorligo della Valle.

Lo sport

Lo sport rivestiva un ruolo fondamentale nella propaganda fascista. Instillava disciplina negli italiani, garantiva una popolazione sempre pronta a combattere e mirava a promuovere la superiorità italiana nel mondo tramite competizioni internazionali. I mondiali del 1934 e 1938, entrambi vinti dall’Italia in camicia nera, consacrarono l’Italia come potenza calcistica in una maniera che, a detta di molti, fu sleale e sospetta, con ricatti, violenze e pressioni psicologiche.

Lo sport, a inizio ‘900, era praticato principalmente dai ceti più ricchi, che adottarono termini sportivi, prevalentemente di origine inglese per sport come tennis, calcio e rugby, e francese per discipline classiche come scherma, sciabola e spada. Anche per rendere lo sport più accessibile a tutti, i nomi furono massicciamente italianizzati. La stessa parola sport fu prima trasformata nell’assurdo diporto e poi in sportivo. L’hockey diventò ochei, palla-rotelle o disco su ghiaccio. Basket venne italianizzato in palla al cesto o pallacanestro, rugby in palla ovale.

Le principali parole inglesi che furono italianizzate nel mondo dello sport furono: autogoal: autorete; bob: guidoslitta; bookmaker: allibratore; hockey: disco su ghiaccio; dribbling: scarto, scavalco; raid (aereo): transvolata; sprint: scatto; slalom (negli sport invernali): obbligata; tour: giro; trainer: allenatore.

La lotta esterofila colpì in particolare il calcio, lo sport più popolare all’epoca, che subì massicci cambiamenti anche a livello di nomi dal 1930, a seguito di un divieto dell’uso di termini non italiani da parte delle società sportive. Molte società passarono dal chiamarsi Football Club ad Associazione Calcio. A Milano, la squadra di calcio dell’Internazionale (attualmente conosciuta come Inter) si trasformò in Ambrosiana, il Milan divenne dal 1939 Associazione Calcio Milano, il Genoa, squadra più antica di Italia (e fondata da inglesi, a cui deve il nome), vide il proprio nome italianizzato in Genova 1893 Circolo del Calcio.

👉 Leggi anche: Glossario minimo dei termini calcistici per principianti

L’abolizione del ‘Lei’

Altra pratica volta a italianizzare la lingua fu l’abolizione del “lei” per la forma cortese e la sostituzione con il “voi”. Si pensava che il voi fosse di origine romana e ripristinarlo faceva in un certo senso parte della politica “autarchica” del Regime. Gli italiani furono così costretti a darsi del “lei’ di nascosto. A Torino venne addirittura organizzata una “Mostra anti-Lei”, dove si esponevano caricature, vignette, disegni satirici che riducono il pronome a un bubbone da estirpare, severamente bandito dalla lingua perché considerato “femmineo” e “straniero”. Nel 1933, la rivista femminile “Lei” fu costretta a mutare il nome in “Annabella”.

Alimenti

Parte fondamentale della cultura italiana, anche la gastronomia venne interessata da questo fenomeno e così numerosissimi termini culinari vennero italianizzati. Il più celebre è sicuramente il tramezzino, termine coniato da Gabriele D’Annunzio, termine che indica il celebre sandwich importato per la prima volta a Torino nel 1925. Si tratta del diminutivo di tramezzo, un momento tra la colazione e il pranzo in cui consumare uno spuntino (era vietato dire snack). D’Annunzio propose anche il termine arzente per indicare il distillato di vinacce e, in generale, qualsiasi liquore ad alta gradazione alcolica. Il termine italianizzato più curioso, invece, è sicuramente bevanda arlecchina, che sostituì i celebri cocktail, consumati in un mescita, la versione italianizzata di bar.

Altri termini italianizzati furono:

  • brioche: brioscia
  • carrè (uso gastronomico): lombata
  • champagne: sciampagna
  • croissant: cornetto
  • dessert: fin di pasto
  • krapfen: bombola
  • goulasc: spezzatino all’ungherese
  • menù: lista
  • toast (pane tostato): pantosto
  • whisky o brandy: acquavite

Altri termini italianizzati

Infine, ecco una lista di termini di vario genere che subirono l’italianizzazione da parte del regime fascista:

  • cyclostile: ciclostilo
  • dancing: sala da danze
  • embargo: divieto, fermo
  • extra-strong (uso cartario): extra-forte
  • film: pellicola
  • hangar: aviorimessa
  • hotel: albergo
  • stop: alt

📸 by Rapallo 80 | Wikimedia Commons | CC BY-SA 4.0

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Paola Liberati
Studentessa di European Studies a Londra, Paola passa le sue giornate a dispensare sapere sulla sua amata madrepatria, l'Italia. Oltre ad essere una divoratrice di romanzi e libri fantasy (scusatela per questo suo lato nerd), ama improvvisarsi critica culinaria, discutere di politica e battersi per cause perse. Il suo lato avventuroso ed artistico l'ha portata alla volta di Berlino per il suo erasmus.
Studentessa di European Studies a Londra, Paola passa le sue giornate a dispensare sapere sulla sua amata madrepatria, l'Italia. Oltre ad essere una divoratrice di romanzi e libri fantasy (scusatela per questo suo lato nerd), ama improvvisarsi critica culinaria, discutere di politica e battersi per cause perse. Il suo lato avventuroso ed artistico l'ha portata alla volta di Berlino per il suo erasmus.

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È quasi sempre una questione politica, ma a volte anche di scaramanzia.