Il glossario calcistico di Gianni Brera

Gianni Brera ha reinventato il linguaggio della cronaca calcistica. Chiunque parli di calcio utilizza i suoi neologismi, ancora oggi.
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Il glossario calcistico di Gianni Brera

L’ultima rappresentazione sacra, lo spettacolo che ha sostituito il teatro. Così Pasolini definì il calcio. E Gianni Brera, tra i più importanti giornalisti sportivi del Novecento, pare mosso dalla stessa tensione nobilitante quando scrive, su Il Giorno del 18 giugno 1970 – all’indomani della “partita del secolo” Italia-Germania (4-3) – che “Un giorno dovrò pur tentare. Il vero calcio rientra nell’epica: la sonorità dell’esametro classico si ritrova intatta nel novenario italiano, i cui accenti si prestano ad esaltare la corsa, i salti, i tiri, i voli della palla secondo geometria o labile o costante…”.

Riletto oggi, quell’articolo sembra quasi una dichiarazione d’intenti, un manifesto del modus che l’avrebbe consacrato tra gli innovatori del giornalismo sportivo italiano: la cronaca sportiva che si veste da narrativa, una prosa in cui i giocatori paiono personaggi di un racconto, a cui lui darà soprannomi storici: Boninsegna diventa Bonimba, Gigi Riva Rombo di tuono, Oriali Piper. E Berlusconi Cavaliere – ma questa è un’altra storia.

Qualcuno disse anche che la cronaca di Brera fu “chanson de geste”.

“Gadda spiegato al popolo”

Lo definì così Umberto Eco. Il linguaggio di Brera mescola dialetto, spunti colti e tono confidenziale. Tutto convive trovando una sintesi caratteristica, un’identità. Stile, si potrebbe dire. “Urge inventare una lingua, l’italiano è liso, il dialetto è povero” dirà lui stesso.

Erudizione, dialetto, neologismi. Un esempio. Parlando di Luis Suarez e dello spreco di occasioni in un Inter-Atalanta del 1961, scrisse: «Non avevo mai assistito a tanto sciupio, dettato dalla presunzione del fasso-tutto-mi e dalla vanità del “goleare”».

Uno stile che ha fatto discepoli, e i cui germi si ritrovano nelle telecronache dei tempi più recenti. I celeberrimi soprannomi di Carlo Pellegatti, (Trilli Campanellino per Andrea Pirlo, Ringhio per Gennaro Gattuso) o di Claudio Zuliani (Giovinco è la Formica atomica, Pogba Il polpo Paul) e i commenti di Sandro Piccinini (“sciabolata morbida”, “brivido!”, “mucchio selvaggio!”).

“Trattandosi di un tentativo nuovissimo” continuava Brera tra le righe del Giorno, “non dovrei neanche temere di passare per presuntuoso”. E proprio in quell’articolo compaiono alcuni termini da lui per primo coniati e utilizzati, entrati stabilmente nel gergo della cronaca calcistica odierna. Come se fossero sempre stati lì.

Il glossario di Brera

Immaginiamo uno stralcio di cronaca di questo tipo.

“Si conclude con un pareggio il derby d’Italia giocato al Meazza di Milano. A nulla è servita la pretattica dei giorni scorsi. Il primo tempo è della Juventus: forcing spietato, palle-gol a non finire. È una prodezza di Cristiano Ronaldo che chiude i primi quarantacinque minuti di gioco con la Juve avanti. Sventata la goleada nel primo tempo, l’Inter si risveglia e passa al contrattacco nel secondo. Gioco rapido, ottime rifiniture, disimpegni eroici e l’uno a uno non tarda ad arrivare: contropiede fulmineo e Icardi incorna firmando l’uno a uno. Ai nerazzurri va bene così, fanno melina nelle ultime battute di gara e gestiscono un punto prezioso per la classifica”.

Tutte le parole in corsivo sono neologismi introdotti da Brera. Facile intuire l’influenza del suo lessico ancora oggi. Oggi parlano e scrivono tutti come Brera, si direbbe. Ed è curioso sapere che lui stesso prese l’abitudine a non utilizzare i suoi neologismi quando questi diventavano di uso comune.

Eccone altri nati dai colpi della sua Olivetti:

  • Centrocampista

Introdotto al posto “di mezz’ala” o “intermedio”

  • Goleador

“I sudamericani (…) dal sostantivo gol sono fantasiosamente giunti al verbo golear, che mi sembra bellissimo, talché non ho esitato a usarlo con la logica estensione al nuovo sostantivo goleador”.
Diventa anche una reintepretazione del “toreador” spagnolo.

  • Libero

Termine coniato nel 1949 per intendere un difensore in aiuto allo stopper ma libero da marcature (usato anche in altre lingue).

  • Atipico

Di un giocatore le cui caratteristiche non rispondono al canone del ruolo che occupa.

  • Cursore

Dal latino cursor, “corridore”, è tendenzialmente un centrocampista “di sostanza”, poca tecnica ma fisico, polmoni e cuore.

 

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