Quando Benjamin Franklin decise di eliminare la “c”

Perché limitarsi ad inventare il parafulmine o la lente bifocale, quando è possibile creare un nuovo alfabeto eliminando le lettere scomode? Parliamo di Benjamin Franklin, e di quando provò a cambiare la lingua inglese.
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Quando Benjamin Franklin decise di eliminare la “c”

Sembra strano, ma Benjamin Franklin è uno dei più ricordati e amati Presidenti degli Stati Uniti d’America. E questo pur non essendo mai stato Presidente degli Stati Uniti d’America!  Franklin fu infatti uno dei Padri Fondatori e tra i firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza… e pensandoci, forse è proprio grazie al suo “non essere stato” che gode ancora di tutto questo affetto.
In ogni caso, questo misunderstanding sembra essere piuttosto diffuso tra gli stessi cittadini americani, probabilmente perché abituati a maneggiare il suo volto sulle banconote da cento dollari, o per l’intesa con Jefferson & Co.

Benjamin Franklin è stato molto più di un politico avanguardista, molto più di quel “rebel” della canzone dei Tenacious D che amava stare nudo alla finestra, più dell’ideatore di massime e aforismi che per Mark Twain sarebbero stati “destinati ad affliggere i giovani di tutte le generazioni future”. Benjamin Franklin è stato scienziato, scrittore, pensatore, inventore e tutto quello che una persona può ambire ad essere o diventare. Sono sue le lenti bifocali, così come l’invenzione del parafulmine (chi giocava al PC negli anni ’90 si ricorderà di lui nell’indimenticabile Day of The Tentacle). Fu anche padre di oggetti che in realtà verrebbe difficile associare a lui, come le pinne per mani, i cateteri flessibili e un tipo di contachilometri. Ma non si fermò qui: l’entusiasmo senza limiti di Franklin per il miglioramento dell’esistente e per la scoperta del nuovo andò a coinvolgere anche la lingua inglese, creando un nuovo alfabeto fonetico.

“A Scheme for a new Alphabet and a Reformed Mode of Spelling”

Di indole pragmatica, Franklin si convinse del fatto che le persone potessero farsi confondere dalle numerose regole di ortografia presenti nella lingua inglese, soprattutto perché – dal suo punto di vista – molte di queste norme risultavano antieconomiche e ridondanti. In una delle sue estenuanti sedute di studio e meditazione, si chiese perché, ad esempio, continuare ad utilizzare la lettera “C” quando tutti i suoni che questa lettera produce possono essere coperti da “S” o “K”?
In pronta risposta, decise che sarebbe stato opportuno rimuovere dall’alfabeto le lettere c, j, q, w, x e y. Allo stesso alfabeto, però, aggiunse altri sei caratteri (due vocali e quattro consonanti) per dare maggiore chiarezza nella pronuncia di suoni specifici. Per esempio, introdusse una consonante adatta a descrivere il suono “ng” finale del gerundio inglese.

L’alfabeto di Franklin venne ideato nel 1768 ma fu pubblicato nella sua versione completa solo nel 1779 nella sua raccolta Politica, varie e pezzi filosofici: per la pubblicazione si dovette infatti aspettare la creazione dei blocchi tipografici delle nuove lettere, che avrebbero dato un “ordine più naturale” alla lingua inglese.

ABC o ABD?

Franklin era sicuro che il suo nuovo alfabeto sarebbe stato semplice da imparare e che, una volta appreso, avrebbe drasticamente ridotto gli errori di ortografia. In sostanza, secondo lui qualsiasi  eventuale difficoltà riscontrata nell’introduzione di un nuovo linguaggio sarebbe stata superata dal suo corso naturale; e sarebbe stato logico avviare un cambiamento di questo genere nel momento di crescita di una nuova nazione indipendente.

La proposta di Franklin trovò poco sostegno anche da coloro a cui era più vicino. Tuttavia, riuscì ad avere una certa influenza su Noah Webster, pioniere della riforma ortografica e autore del primo dizionario di inglese americano, The First Part of Grammar Institute of the English Language, che prese da Franklin l’idea di semplificazione del linguaggio rispetto all’inglese britannico (esempio: color vs colour) senza però l’eliminazione o l’aggiunta di caratteri. I visionari, spesso, sono troppo oltre: ma, in qualche modo, finiscono sempre per influenzare la realtà.

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