La teoria della relatività linguistica: il caso del Loglan e del Lojban, due strane lingue artificiali

Si può creare una lingua giusto per sostenere una tesi scientifica? A quanto pare sì, chiedetelo al Dottor Brown.
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La teoria della relatività linguistica: il caso del Loglan e del Lojban, due strane lingue artificiali

Siamo soliti pensare che la realtà espressa attraverso la parola sia la stessa di quella che viene percepita ed elaborata al livello del pensiero. In questo senso si presume che il nostro discorso si basi e nasca dalle attività della nostra mente. E fin qui, tutto chiaro. Tuttavia, ci sono degli studiosi che credono il contrario: tra questi, il linguista Edward Sapir e il suo allievo Benjamin Lee Whorf sono noti per aver divulgato all’inizio del secolo scorso l’ipotesi che porta i loro cognomi, secondo cui una lingua può influenzare il modo di pensare e di percepire la realtà. Stiamo parlando  della teoria della relatività linguistica.

La lingua del Dottor Brown

L’ipotesi Sapir-Whorf, ha trovato negli anni detrattori e sostenitori, e come capita ad ogni voce “fuori dal coro” è sempre stata controversa e dibattuta.
Tuttavia, nel 1955 il Dottor James Cooke Brown volle uscire dalla sfera teorica e verificare la questione sul campo. Decise quindi di creare una lingua artificiale, il Loglan (abbreviazione di linguaggio logico), un linguaggio culturalmente neutrale per capire se effettivamente una lingua strutturata in modo “particolare” potesse aiutare le persone a pensare in modo diverso, liberandole così dal vincolo imposto dalle lingue classiche.
Il Loglan infatti è privo di ambiguità, per esempio mancano le parole omofoniche, cioè quelle che hanno lo stesso suono ma significato diverso, e ogni termine viene pronunciato così come si legge. La grammatica Loglan è essenziale e il vocabolario consiste attualmente di circa diecimila parole create da Brown, di cui più di mille utilizzate attivamente; termini che suonano familiari a parlanti di inglese, cinese, hindi, russo, spagnolo, francese, giapponese e tedesco.
Per sviluppare la sua tesi creò il Loglan Institute, e al sito ufficiale è possibile leggere numerosi esempi di questa prima lingua logica.

L’evoluzione del Loglan

Nel tempo un gruppo di affiliati del Dottor Brown iniziò a prendere le distanze dal suo approccio e decisero così di creare un proprio linguaggio logico sotto il nome di Logical Language Group, il Lojban.
Mentre Loglan era pensato come un esperimento di laboratorio, coloro che passavano a Lojban lo facevano in parte per consentire alla lingua di crescere “allo stato brado”, per così dire. A differenza dal primo gruppo teorico, per gli studiosi del Logical Language Group ogni lingua doveva avere una componente organica e doveva essere autorizzata a svilupparsi senza restrizioni: una libertà controllata, insomma.
Nel 1988, il Logical Language Group pubblicò The Complete Lojban Language, che in realtà vedeva molte somiglianze con il Loglan, ma anche molte differenze, per esempio nel vocabolario, che ha fatto crescere sempre più il distacco tra le due lingue artificiali. Anche in questo caso le parole in Lojban sono pronunciate nel modo in cui sono scritte, ritenute familiari da molti parlanti di lingue diverse (lo si può notare leggendo alcune parole in lingua Lojban, come cipni – uccello; mamta – mamma; patfu – papà) e in aggiunta al Loglan, pure la punteggiatura viene inserita tra i termini da scandire.
La maggioranza delle persone che la parla è concentrata in Australia, Israele e Stati Uniti, ma se volete fare maggiore conoscenza di questa lingua – e perché no, impararla – anche in questo caso potete seguire il sito.

Nonostante gli sforzi compiuti, nessun esperimento fu mai condotto per comprovare la tesi di Sapir-Whorf; inoltre le nuove tesi linguistiche degli anni ’60 incentrate sull’innatismo della lingua andarono ad adombrare il lavoro dei due studiosi e di Brown. Ma il fascino del Loglan e Lojban continua a fare propri adepti: volete unirvi anche voi?

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