Lo scevà: alla ricerca della vocale misteriosa

Tra le varie caratteristiche della linguistica inglese, esiste un particolare suono vocalico che può facilmente confondere: lo scevà o ə.
Lo scevà: alla ricerca della vocale misteriosa

L’alfabeto inglese si compone di cinque vocali: A, E, I, O ed U (e, a volte, Y). Ascoltando un parlante madrelingua vi basterà poco, però, per accorgervi che queste lettere non rispecchiano tutti i suoni vocalici dell’inglese. Basti pensare, tra i tantissimi esempi possibili, a come suona la lettera O in queste tre parole: “coop” (pollaio), “cope” (affrontare) e “cop” (poliziotto). D’altronde, è uno dei motivi per cui imparare l’inglese non sempre è una passeggiata! Anche se può sembrare insignificante, lo scevà può insegnarvi molto sulla pronuncia e sulle difficoltà di imparare a padroneggiare una lingua straniera.

Cos’è lo scevà?

Pronunciare le vocali non è difficile… in fondo, lo fate da sempre! Quando dovete dire A, E, I, O, U non avete certo bisogno di rifletterci troppo. Avete però prestato la giusta attenzione a come realizzate questi suoni? Per fortuna esiste uno schema che fa al caso nostro:

Non fatevi spaventare dalla complessità del disegno! È vero, ci sono tantissimi simboli sconosciuti e, nel complesso, sembra tutto molto strano, vediamo come spiegarlo meglio…

Prima di tutto, dovete sapere che lo schema qui sopra rappresenta tutte le vocali esistenti. Attenzione però: nessuna lingua le impiega tutte quante! L’inglese americano, per esempio, utilizza più o meno 14 vocali (ma gli accenti e altri fattori rendono questo numero flessibile). Per quanto riguarda l’inglese standard, la costellazione è più o meno la seguente:

Ancora confusi? Niente di grave… In parte è perché i simboli su questo modello sono quelli dell’Alfabeto Fonetico Internazionale, conosciuto anche come IPA. Come già detto infatti, l’alfabeto latino non rispecchia tutti i suoni del linguaggio umano. Per ovviare al problema è stato dunque creato l’IPA che, per catalogare tutti i suoni, ha ovviamente bisogno di un numero maggiore di simboli (nemmeno l’IPA però è perfetto!). Usare una tabella IPA interattiva è il modo migliore per imparare quali suoni corrispondano ai differenti simboli.

Come va interpretato quel disegno allora? È presto detto: quella griglia dalla forma strana è in realtà un modello della bocca vista di profilo. Ogni pallino rappresenta il punto in cui si trova la lingua quando state pronunciando una data vocale. La i, in alto a sinistra, rappresenta, ad esempio, la vocale della parola “keep”. Se continuate a dire “iiiii” vi renderete conto che la vostra lingua si trova nella parte anteriore della bocca, in alto. Mantenendola nella parte superiore potete scivolare indietro verso la u (in inglese, graficamente, “oo”); spostandovi più in là potete poi abbassare la lingua per produrre il suono a (in inglese, graficamente, “aw”). In questo grafico il fattore più importante è il movimento della lingua, la qualità di una vocale dipende però anche dall’arrotondamento delle labbra.

Spostandovi al centro del modello vedrete la nostra simpaticissima ə: lo scevà. Qui la lingua si trova proprio al centro della bocca. È il suono che producete aprendo la bocca e iniziando a fare un rumore. Assomiglia quasi ad una blanda A, in realtà però è differente dal suono della vocale piena: lo scevà appare infatti solamente nelle sillabe atone. Alcuni esempi sono la “a” di “about” e la prima “e” di “rebellious”. Prestando la giusta attenzione finirete per accorgervi che lo scevà è ovunque!

Da dove viene lo scevà?

La cosa strana dello scevà è che non è associato a nessuna specifica lettera dell’alfabeto. In inglese – almeno in quello nordamericano – costituisce il suono più comune e all’interno di una parola può venire fuori da qualsiasi vocale. In soldoni, se guardassimo solo all’alfabeto, lo scevà non dovrebbe nemmeno esistere… Peccato però che sia dappertutto!

Le cose però non sono sempre state così… In inglese antico le vocali venivano realizzate pienamente (come in italiano!), c’erano quindi meno scevà, ammesso che ve ne fossero, chiaro! Se voleste imitare quel modo di parlare in inglese moderno sembrerebbe che stiate calcando troppo ogni pronuncia. Con l’evoluzione dell’inglese medio, l’accento tonico delle parole è diventato centrale nella pronuncia (la vocale tonica è quella in cui cade l’accento di una parola). Le sillabe delle vocali atone hanno finito quindi per divenire ancora meno marcate, trasformandosi finalmente in scevà.

Anche se lo scevà continua ad essere prolifico in inglese moderno, la parola “scevà” (in inglese: “schwa”) è entrata a far parte del dizionario inglese solo nel XIX sec. Prima di allora, questo suono differente da A, E, I, O e U veniva chiamato “vocale naturale” o “vocale debole”. Il termine “scevà” è invece l’italianizzazione del tedesco “Schwa”, che a sua volta viene dell’ebraico shva: parola che si riferiva a un simbolo che corrisponde grosso modo allo scevà. Passando dal tedesco, il termine è quindi approdato in inglese e il suo primo uso attestato risale al 1895. La parola “schwa” in inglese ha avuto poi tanto successo almeno quanto il suono in sé.

Lo scevà può scomparire a causa di un processo chiamato “sincope dello scevà”, molto comune in inglese nordamericano (ma anche in altre lingue, ad esempio l’hindi e il francese). Prima una parola come “chocolate” veniva pronunciata più come “CHOC-o-late”, la vocale media è poi diventata uno scevà, dando come risultato “CHOC-ə-late”, passando poi a “CHOC-late”. Altri esempi sono le parole “camera” e “family”. Vi eravate mai accorti che le vocali in mezzo alla parola non vengono nemmeno pronunciate?

Come se non fosse abbastanza, lo scevà può fare capolino anche lì dove non esiste nessuna lettera ad indicare la presenza di un suono. A volte, la bocca decide semplicemente che c’è bisogno di un suono vocalico tra due lettere e a riempire quello spazio ci pensa lo scevà. Questo processo si chiama “epentesi dello scevà” o “scevà epentetico”. Nel nome proprio “Dwight”, per esempio, a volte viene aggiunto un suono tra la “D” e la “w”: “də-WIGHT.” Un altro possibile esempio è la trasformazione di “realtor” (agente immobiliare) in “real-ə-tor.” Il fenomeno non è comune a tutti i dialetti dell’inglese, in Nord-America però è abbastanza diffuso. Come avviene per la sincope, l’inglese non è certo un caso isolato. Processi simili avvengono anche in altre lingue, ma non tutte usano lo scevà come “tappabuchi”.

Cosa può insegnarvi lo scevà sulla pronuncia?

Imparare qualcosa di più su una lingua che già si conosce è sempre utile. Se fino ad ora ignoravate cosa fosse lo scevà, da oggi riconsidererete il vostro intero modo di parlare (o ascoltare) l’inglese!

Ad ogni modo, sapere cosa sia lo scevà è anche una maniera per apprendere di più sulla pronuncia in generale. Quando impariamo una lingua straniera non sempre vedere una parola scritta ci dice come pronunciarla. Anche se alcune lingue hanno una grafia e una pronuncia molto simili, ognuna ha le proprie sfumature. 

Scoprire tutte le particolarità della pronuncia è davvero importante se desiderate migliorare il vostro accento in una lingua straniera. Per riuscirci esistono vari modi: usare uno schema delle vocali della lingua che state imparando per capire come suonino; oppure cercare le caratteristiche specifiche di ogni lingua per incorporarle nel vostro modo di parlare. In ultimo – ma questo è il consiglio più importante! – potete ascoltare il più possibile la lingua così come viene pronunciata dai parlanti madrelingua. Certo, si può essere tentati di proseguire da soli, semplicemente leggendo, ma i testi scritti non possono prepararvi a pieno a cosa voglia dire parlare la lingua. Affinando il vostro orecchio alle sfumature di un idioma – che sia lo scevà o qualsiasi altro fenomeno – migliorerete invece in pochissimo tempo!

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Thomas Moore Devlin
Thomas è nato in una periferia del Massachusetts e si è trasferito a New York per frequentare l'università. Ha studiato Letteratura inglese e Linguistica alla New York University ma ha trascorso la maggior parte del tempo a lavorare al giornale scolastico. Nel suo tempo libero, ama leggere e arrabbiarsi su Twitter.
Thomas è nato in una periferia del Massachusetts e si è trasferito a New York per frequentare l'università. Ha studiato Letteratura inglese e Linguistica alla New York University ma ha trascorso la maggior parte del tempo a lavorare al giornale scolastico. Nel suo tempo libero, ama leggere e arrabbiarsi su Twitter.

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