Che lingua vuoi imparare?Right Arrow
Impara una lingua quando e dove vuoi

Che cosa distingue l’italiano del nord Italia da quello del sud?

13 grandi differenze, dall’uso del passato remoto alla pronuncia delle consonanti.
Che cosa distingue l’italiano del nord Italia da quello del sud?

Quando si parla di un Paese così variegato e ricco di differenze regionali come l’Italia, generalizzare è pressoché impossibile (nonché dannoso). Nel giro di una manciata di chilometri, la lingua, ma anche la storia e le tradizioni possono cambiare radicalmente, e nel passato questo ha portato a forti incomprensioni e persino a guerre tra città vicine, come pisani e livornesi o senesi e fiorentini ben sanno. Col passare degli anni molte differenze si sono almeno affievolite. Tuttavia, è ancora possibile isolare delle visibili differenze tra l’italiano del nord e del sud Italia, benché delimitare dove finisca uno e inizi l’altro non sia poi così scontato.

Le 13 principali differenze tra l’italiano del nord e del sud Italia

1. Essere vs Stare

La più evidente tra le grandi differenze tra l’italiano del nord e del sud Italia è l’utilizzo dei verbi “essere” e stare per indicare la propria posizione, che rende l’italiano del sud più simile allo spagnolo.

  • A nord: ‘La pasta è sul tavolo’, ‘Paola è in ufficio’.
  • A sud: ‘La pasta sta sul tavolo’, ‘Paola sta in ufficio’

Generalmente parlando, “essere” si usa e per esprimere la qualità o l’essenza di qualcosa (“Il brodo è caldo”) mentre “stare” indica una condizione temporanea (“Sto male”). Per quanto riguarda la posizione di qualcosa, “essere” andrebbe usato quando si tratta di una posizione temporanea, mentre “stare” quando si tratta di una posizione abituale.

2. Passato remoto vs passato prossimo

Al nord, anche per riferirsi a eventi accaduti decenni prima, si usa, impropriamente, il passato prossimo. Al sud, invece, il passato prossimo viene usato sporadicamente e viene prediletto il passato remoto, sempre impropriamente, anche per eventi molto recenti.

Un bel mix, di nuovo, sarebbe l’ideale, usando il passato prossimo per eventi molto lontani nel tempo e il passato prossimo solo per i più vicini o che hanno ancora un effetto sul presente (Per esempio “Mi sono rotto una gamba” quando qualcuno ci chiedere perché portiamo il gesso). Ad ogni modo, è difficile stabilire che cosa sia lontano (o vicino) nel tempo, perciò non si tratta di un vero errore.

  • A nord: ‘Sono nato nel 1943′, ‘Dieci anni fa sono andata in Namibia’. (il passato remoto, in entrambi i casi, sarebbe più appropriato: ‘Nacqui nel 1943’, ‘Dieci anni fa andai in Namibia’).
  • A sud: ‘Ieri mattina andai a comprare il pane’, ‘La settimana scorsa incontrai mia zia’ (qui, invece, il passato prossimo sarebbe più appropriato: ‘Ieri mattina sono andata a comprare il pane’, ‘La settimana scorsa ho incontrato mia zia’).

Questa differenza rende l’italiano del nord simile al francese, e quello del sud, ancora una volta, allo spagnolo.

3. L’uso dell’articolo determinativo prima dei nomi propri femminili

Nella maggior parte del nord Italia (ma non ovunque, ad esempio non in Piemonte e Val d’Aosta), si tende ad anteporre l’articolo nominativo ai nomi propri, per qualche ragione solo a quelli femminili (tranne in alcune zone della Lombardia, dove si antepone l’articolo determinativo anche davanti ai nomi maschili).

Si tratta di un errore, anche se non da penna rossa, visto che, per esempio l’articolo determinativo davanti ai cognomi (femminili, di nuovo) è una pratica piuttosto diffusa, sebbene stia progressivamente regredendo. L’Accademia della Crusca, ad ogni modo, consiglia di evitarne l’uso.

  • Al nord: ‘Vado al cinema con la Elisabetta’.
  • Al sud: ‘Vado al cinema con Elisabetta’.

4. La preposizione ‘a’ dopo alcuni verbi transitivi

Nell’Italia meridionale, ad alcuni verbi transitivi (che reggono il complemento oggetto diretto), viene anteposta erroneamente la preposizione ‘a’:

  • Al sud: ‘Chiama a Marco più tardi’, ‘Salutiamo a un meccanico’.
  • Al nord: ‘Chiama Marco più tardi’, ‘Salutiamo un meccanico’.

Anche in questo caso l’italiano del sud italia, a differenza di quello del nord, si avvicina di più allo spagnolo, dove spesso si antepone la “a” ai verbi transitivi.

5. Troncamento dell’infinito

Al centro-sud, soprattutto nel registro più colloquiale, è comune troncare gli infiniti: ‘devo andà’ al mercato e vede’ cosa vendono‘. (Al posto di: devo andare al mercato e vedere cosa vendono). Il troncamento dell’infinito è particolarmente tipico a Roma, dove ‘anda” diventerebbe addirittura ‘anna‘.

6. Pronuncia delle consonanti

Una delle più palesi differenze tra l’italiano del nord e del sud Italia riguarda ovviamente la pronuncia. Per esempio, nel centro e nel sud Italia, soprattutto in certe zone, nella lingua parlata si manifesta con molta frequenza una sorta di raddoppiamento delle consonanti.

A sud: ‘è li(b)bero’, ‘ho (d)detto’, ‘può (d)darsi’, ‘chi (s)sei’, ‘pro(b)a(b)bilmente)’, e così via.

Il secondo e terzo caso rappresentano un fenomeno fonetico chiamato “Raddoppiamento fonosintattico“. Essendo questo fenomeno presente nei dialetti toscani, è considerata la pronuncia dell’italiano standard. Va comunque notato che, come abbiamo scritto in un altro articolo, la dizione corretta è una specie di chimera ed è limitata a degli ambiti piuttosto limitati.

7. Pronuncia della ‘s’

La ‘s’ inter-vocalica, al nord si pronuncia sonora (/z/), mentre in alcune zone del centro-sud si pronuncia sorda, (/s/), come in spagnolo.

  • A nord: ˈkaza/, /ˈchieza/, /ˈskuza/.
  • A sud: kasa/, /ˈchiesa/, /ˈskusa/.

8. Lei vs Voi

Al sud Italia, soprattutto fra la gente anziana, è comune usare come forma di cortesia  il “voi” al posto del “Lei”, che deriva dal fatto che nel Medioevo il “Lei” non esisteva, e si usava solo il “voi” come forma di cortesia, come si può notare leggendo la Divina Commedia. A nord, invece, si usa prevalentemente il “Lei”, anche se Mussolini tentò di bandirlo a favore del “voi”, organizzando violente ‘campagne anti-Lei’.

  • A nord: ‘Vorrei chiederle una consulenza’.
  • A sud: ‘Vorrei chiedervi una consulenza’.

9. Avere vs tenere

Un’altra tra le più grosse differenze tra l’italiano del nord e sud Italia è il modo di esprimere il possesso. A sud è comune usare ‘”tenere”, mentre al nord si usa comunemente “avere”.

  • A nord: ‘Ho una bottiglia di vino in frigo’, ‘Luca ha fame’
  • A sud: Tengo una bottiglia di vino in frigo’, ‘Luca tiene fame’

Si può nuovamente notare una somiglianza tra l’italiano parlato a sud e lo spagnolo, dove il possesso si indica con il verbo ‘tener’.

10. Nulla vs. Niente 

Il nord predilige ‘niente’, mentre il centro-sud ‘nulla’.

  • Al centro-sud: ‘oggi non devo fare nulla‘, ‘di nulla.
  • Al nord: ‘oggi non devo fare niente‘, ‘di niente.

11. Anche vs. Pure

A sud viene usato ‘pure’, mentre a nord ‘anche’.

  • A sud: ‘Pure tu vai al concerto?’
  • A nord Anche tu vai al concerto?’

12. Qui vs Qua

A nord viene prediletto ‘qui’, mentre al sud e al centro ‘qua’. Tuttavia, si tratta solo di tendenze e l’uso può cambiare moltissimo a seconda delle zone e dei parlanti stessi.

A sud: ‘Vieni qua!’
A nord: ‘Vieni qui!’

13. La costruzione delle frasi e la posizione del possessivo

In generale, si può dire che al sud, specialmente nello scritto, vengono privilegiate sintassi più complesse e periodo più lunghi, mentre al nord vengono usate frasi più brevi e periodi secchi. Inoltre, la posizione del possessivo cambia.

A sud: ‘Elena è un’amica mia‘, ‘questo è il furgone nostro
A nord: ‘Elena è una mia amica’, ‘questo è il nostro furgone’

E l’Italiano standard?

Se siete curiosi di sapere quale versione è più corretta o dove si parla l’italiano standard, la risposta è molto semplice: da nessuna parte! L’unica occasione che avete di poter sentire cosa si intende per italiano standard è quello che viene usato da alcuni attori e attrici a teatro o quello dei film doppiati, dopo che i doppiatori frequentano anni e anni di corsi di dizione.

Ognuno ha un accento e ogni regione ha le sue particolarità. I miei amici stranieri sono colpiti dal fatto che io riesca sempre a distinguere da dove viene qualcuno quando parla italiano. In francese, ad esempio, le differenze regionali si sono praticamente annullate e tutti parlano più o meno allo stesso modo. Che noia…

Vuoi imparare una nuova lingua?
Paola Liberati
Studentessa di European Studies a Londra, Paola passa le sue giornate a dispensare sapere sulla sua amata madrepatria, l'Italia. Oltre ad essere una divoratrice di romanzi e libri fantasy (scusatela per questo suo lato nerd), ama improvvisarsi critica culinaria, discutere di politica e battersi per cause perse. Il suo lato avventuroso ed artistico l'ha portata alla volta di Berlino per il suo erasmus.
Studentessa di European Studies a Londra, Paola passa le sue giornate a dispensare sapere sulla sua amata madrepatria, l'Italia. Oltre ad essere una divoratrice di romanzi e libri fantasy (scusatela per questo suo lato nerd), ama improvvisarsi critica culinaria, discutere di politica e battersi per cause perse. Il suo lato avventuroso ed artistico l'ha portata alla volta di Berlino per il suo erasmus.

Articoli che ti potrebbero interessare

Lo spagnolo che somiglia all’italiano del sud

Lo spagnolo che somiglia all’italiano del sud

Pur non essendo così immediato come può sembrare, è innegabile che lo spagnolo assomigli molto alla nostra lingua. Alcune espressioni castigliane però, differiscono dall’italiano, ma non dall’italiano del sud.
Quante persone parlano italiano e dove si parla la nostra lingua?

Quante persone parlano italiano e dove si parla la nostra lingua?

E riuscite a indovinare in quanti paesi si parla italiano? Indizio: sono più di 10.
L’italiano si legge davvero come si scrive?

L’italiano si legge davvero come si scrive?

Solo un luogo comune o c’è qualche traccia di verità?